Scopri perché nel 2025 il Nepal è già nel 2082: guida al calendario nepalese Bikram Sambat, dal Capodanno di aprile alle feste locali e alle date propizie.
Mentre gran parte del mondo chiama quest’anno 2025, il Nepal vive già nel 2082. Sembra la trama di un film di fantascienza, e invece per chi ci abita è la normalità. Il motivo è un calendario autoctono — il Bikram Sambat (o Vikram Samvat) — con una storia e una logica proprie. Ecco da dove nasce lo scarto, come funziona il sistema e perché continua a restare centrale.
Nei documenti ufficiali, nelle scuole, nei tribunali e perfino in TV, il Nepal non si affida al gregoriano: usa il Bikram Sambat. Non è un semplice omaggio alla tradizione: è un sistema di conteggio del tempo vivo. Il Capodanno non arriva il 1° gennaio ma a metà aprile, quando la primavera prende piede e comincia la stagione agricola.
Ogni anno un comitato ad hoc pubblica l’edizione aggiornata con festività nazionali, giorni di riposo e date propizie per passaggi di vita chiave — matrimoni, traslochi o l’avvio di un’attività. Un dettaglio che dice già molto su quanto questo calendario entri nelle scelte quotidiane.
La differenza dipende dal punto di partenza. Il calendario gregoriano conta gli anni dalla nascita di Cristo, mentre quello nepalese inizia da un evento collocato 57 anni prima. La leggenda lo ricollega alla vittoria del sovrano antico Vikramaditya sui suoi nemici. Da quel traguardo il conteggio, in Nepal, non si è più fermato.
Lo scarto tra i due calendari è di circa 56–57 anni: da gennaio ad aprile è 56, poi, con l’arrivo del Capodanno nepalese, diventa 57. Ecco perché nell’aprile del 2025 il Nepal è entrato nel 2082.
Questo sistema fonde principi solari e lunari. L’anno ha di norma 12 mesi, ma l’inizio di ciascuno non cade a una data fissa: dipende dalle fasi della luna. Di conseguenza, festival e ricorrenze slittano leggermente di anno in anno.
Di tanto in tanto si aggiunge un mese extra per evitare che il calendario deragli. È l’equivalente, per capirci, del nostro anno bisestile con il 29 febbraio: un correttivo che lo mantiene allineato ai cicli naturali.
Sebbene affondi le radici in India, il Nepal lo ha adottato all’inizio del XX secolo. Sotto il sovrano Chandra Shamsher è diventato lo standard dello Stato. Da allora, pratiche amministrative, calendari dei tribunali, orari scolastici e molto altro si regolano su di esso.
Per i nepalesi il calendario non è solo un numero d’anno. Orienta la scelta dei tempi per festival, matrimoni, riti religiosi e cerimonie di famiglia. Soprattutto nelle aree rurali si continuano a scegliere “giorni favorevoli” per gettare le fondamenta di una casa, trasferirsi o lanciare un progetto. In pratica, il calendario funziona anche da bussola sociale.
Sì: esiste anche il Nepal Sambat, che parte dall’anno 879 dell’era volgare ed è usato soprattutto da alcune comunità. Il Bikram Sambat, però, è il sistema riconosciuto dallo Stato, quello che si incontra ovunque.
Può sembrare un retaggio del passato, ma non c’è alcuna intenzione di metterlo da parte. Anzi, sempre più servizi digitali in Nepal lo includono, permettendo di affiancare le date locali a quelle internazionali. Così appare meno un cimelio e più un’infrastruttura quotidiana: un calendario che è anche una dichiarazione d’identità.