Scopri la storia di Mykonos: il labirinto di Chora nato per depistare i pirati, le case contro il meltemi e i segreti di Little Venice. Un’isola da scoprire.
Guardando una foto dell’isola greca di Mykonos, la prima cosa che colpisce è il groviglio di case imbiancate a calce e vicoli stretti che sembrano un labirinto aggrovigliato. Non era solo scenografia: quei passaggi un tempo aiutavano gli abitanti a depistare i pirati.
Mykonos si trova nel cuore dell’Egeo, dove si incrociano rotte marittime cruciali. Le navi mercantili passavano di lì e, inevitabilmente, anche i predoni. Ciò accadde soprattutto nel Medioevo e poi sotto il dominio ottomano, quando l’isola oscillava tra il controllo veneziano e quello turco. Fu allora che la pirateria divenne una minaccia pressante.
Gli isolani escogitarono una difesa: costruirono Chora, la capitale, come un vero labirinto. I suoi vicoli sono stretti, tortuosi, pieni di svolte improvvise — tutto pensato per disorientare gli intrusi qualora riuscissero a sbarcare. La tattica funzionava: gli estranei perdevano l’orientamento, mentre i residenti conoscevano ogni scorciatoia a memoria. La città sembrava una mappa leggibile solo da chi era del posto.

La trama urbana risolveva anche un’altra sfida: il vento. Nell’Egeo, le raffiche estive fresche e taglienti del meltemi possono soffiare con forza. Passaggi stretti e case addossate creavano ombra e sacche di quiete, un rifugio sia dal caldo sia dal vento. Era urbanistica accorta: protezione dai nemici senza rinunciare al comfort quotidiano. Un disegno che funge da climatizzazione naturale, difficile non apprezzarlo.
Una delle figure più note legate a Mykonos è Manolis Mermelehas. Pirata di mestiere, viene ricordato più come un eroe popolare che come un cattivo: colpiva le navi turche e poi divideva il bottino con gli isolani più poveri, guadagnandosi il soprannome di Robin Hood del mare. La tradizione locale sostiene che la sua tomba si trovi in una piccola chiesa nel centro del paese. Il racconto attenua i contorni di un mestiere brutale senza negarne la realtà.
Un altro quartiere affascinante è Little Venice, una fila di case costruite a filo d’acqua, un tempo appartenute a marinai e mercanti. Alcune fonti affermano che questi edifici servissero al trasporto clandestino di merci — eludendo la legge — con passaggi segreti e cantine in alcune abitazioni. Che ogni cunicolo sia esistito davvero o no, i sussurri ormai fanno parte del luogo.

Oggi Chora è una sorta di museo a cielo aperto. I visitatori arrivano non solo per le spiagge, ma per ritrovare l’anima di un’isola più antica. Camminano negli stessi vicoli che un tempo proteggevano gli abitanti dai pirati, e alcuni tour ripercorrono perfino itinerari “pirateschi”. La promozione sembrerebbe facile, eppure l’atmosfera resta autentica.
Non tutti gli storici concordano sul fatto che le strade fossero disegnate esclusivamente per la difesa, ma molti riconoscono che una simile pianificazione aiutò nei periodi difficili. Nei luoghi plasmati dalla necessità di sopravvivere, le motivazioni raramente sono a senso unico.
Oggi un intreccio di miti e storie vere di pirati è al centro dell’immagine di Mykonos. Little Venice, il labirinto di Chora, le vicende di Mermelehas: tutto questo non rende l’isola solo bella, ma viva, con una personalità riconoscibile. I viaggiatori assaporano simili dettagli perché aiutano a creare un legame con un luogo.
E anche se i pirati sono scomparsi da tempo, la loro impronta resta: nelle strade, nelle leggende e nella memoria dell’isola.