La riunione subacquea del governo delle Maldive: un SOS climatico

Maldive: il governo sott’acqua e l’allarme climatico
By Max Milas - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

Nel 2009 i ministri delle Maldive tennero una riunione sott’acqua per lanciare l’allarme sul riscaldamento globale: ecco perché quel gesto resta un simbolo.

Nel 2009 il governo delle Maldive fece qualcosa che nessuno aveva mai tentato: i ministri indossarono l’attrezzatura da sub e tennero una riunione ufficiale sott’acqua. A prima vista poteva sembrare teatro, in realtà era un grido d’allarme. Il piccolo Stato insulare voleva dire al mondo che, se il mare continua a salire, le Maldive rischiano di sparire dalla mappa.

Perché riunirsi sul fondo di una laguna?

L’idea fu dell’allora presidente Mohamed Nasheed. Lui e i suoi ministri scesero sul fondo di una laguna vicino all’isola di Girifushi. Prima, tutti seguirono una breve lezione di immersione per evitare che l’evento si trasformasse in un’emergenza reale.

Sott’acqua, con segnali manuali e lavagnette, i ministri firmarono un appello al mondo con un messaggio asciutto e mirato: di fatto un SOS dalla linea del fronte della crisi climatica.

Così misero in evidenza quanto il riscaldamento globale sia ormai una questione esistenziale per Paesi come le Maldive.

Perché le Maldive sono così esposte?

Le Maldive sono più di mille isole nell’Oceano Indiano. Quasi tutte piatte, di origine corallina. L’altitudine media supera di poco un metro sul livello del mare. Il che significa che, se l’oceano sale in modo significativo, l’acqua potrebbe invadere l’intero Paese.

Gli abitanti convivono già con coste che arretrano, tempeste più intense e isole che si restringono. Se la tendenza non cambia, un intero Stato potrebbe svanire.

Non era solo uno spettacolo

Può sembrare pura operazione di immagine, e invece aveva un obiettivo preciso. Le Maldive volevano concentrare l’attenzione globale su una minaccia climatica — e ci riuscirono. Le foto dei ministri sott’acqua fecero il giro del mondo. A volte le immagini arrivano più lontano delle pagine di un dossier, e in questo caso il simbolo ha bucato il rumore di fondo.

Il cuore del messaggio fu portato anche a una conferenza sul clima delle Nazioni Unite. Il presidente maldiviano spiegò che l’intento non era diventare il primo Paese a scomparire, ma il primo a salvarsi.

Cosa è cambiato dopo?

Da allora è passato più di un decennio. Il governo non ha ripetuto azioni altrettanto eclatanti — almeno, nelle fonti ufficiali dell’ultimo anno non compaiono nuovi richiami di quel tipo. Eppure quella riunione subacquea resta nella memoria: compare nelle aule scolastiche, sui siti ambientalisti, come esempio di come si possa parlare di temi gravi in modo insolito.

E adesso?

Oggi le Maldive cercano modi per mettersi al riparo: costruiscono barriere, dialogano con altri Paesi e sviluppano progetti ambientali. Il punto centrale non è cambiato: se non si interviene, potrebbe non restare tempo.

Quella riunione sott’acqua è diventata un simbolo: semplice, limpido, incisivo. Ha dimostrato che anche un Paese piccolo può farsi sentire su un problema enorme. La domanda è se il mondo sia disposto ad ascoltare.