Scopri il Fasnacht di Appenzell: un carnevale alpino intimo tra Botzerössli, Guggenmusik e maschere di legno. Date 2026, usanze e consigli per viverlo.
In uno degli angoli più pittoreschi della Svizzera, la regione di Appenzell, ogni inverno torna una celebrazione fuori dall’ordinario: il Fasnacht. È un carnevale, ma lontano dall’immagine dei grandi show, delle folle in delirio o dei fuochi d’artificio. Qui l’inverno porta neve, maschere di legno intagliate, il suono di campane e una tradizione custodita e tramandata con cura.
Il Fasnacht è un antico festival svizzero che precede l’inizio della Quaresima. Lo si potrebbe paragonare alla Maslenitsa o ad altri carnevali, ma ad Appenzell prende forma a modo suo: con discrezione, bellezza e un rispetto palpabile per l’usanza.
Se a Basilea il Fasnacht è uno spettacolo cittadino di grande richiamo, ad Appenzell resta una festa di casa, che conserva un calore quasi di famiglia. Qui tutto accade per chi vive nei dintorni — e per chi cerca lo spirito autentico della Svizzera più che una sequenza di scatti da collezionare.
Il primo momento chiave è l’Ommetrommere: alla vigilia del Dirty Thursday, l’ultimo giovedì prima della Quaresima, i tamburini attraversano la piazza centrale. Impostano il ritmo e annunciano che la festa sta per iniziare.
Il sabato arriva il giorno principale, il Faschnedsamstig, quando l’intero paese si mette in moto. La gente indossa maschere e costumi e riempie le strade.
Il simbolo più riconoscibile del carnevale di Appenzell sono i Botzerössli: figure di cavalli di legno portate in vita dai performer, indossate in vita, così che sembrano galoppare tra le vie. Tamburi e un brillante tintinnio di campane li accompagnano e diffondono il suono per tutto il paese.
Bambini e adulti preparano i costumi con anticipo e provano i movimenti perché tutto risulti curato e in armonia. Non è solo intrattenimento: è un pezzo vivo di cultura locale, e si vede.
La musica avvolge le strade con l’ensemble di ottoni locale, la Guggenmusik. Ha un timbro talmente riconoscibile che, una volta ascoltato, difficilmente lo si confonde.
E poi ci sono le maschere. Non sono quelle appariscenti dei carnevali brasiliani: sono intagliate o realizzate in tessuto, spesso in colori sobri. Possono risultare enigmatiche, ironiche o semplicemente insolite — ognuna sembra portare con sé una storia.
Le campane sono parte essenziale del costume. Fissate alla cintura o al cappello, risuonano a ogni passo, creando un paesaggio sonoro che non è rumoroso, ma sorprendentemente vitale.
Appenzell non è una grande città, ma un rifugio alpino raccolto. Neve, quiete e montagne fanno da cornice al festival, e questo cambia l’esperienza. Ci si sente meno spettatori e più parte di qualcosa di genuino.
È come aprire un libro illustrato: neve candida, abiti tradizionali, campane che risuonano e una gioia che non cerca la scena, ma arriva sincera.
Il festival è organizzato dai residenti. Tra i principali promotori c’è il Fasnachtsverein Appenzell, il club che coordina calendario, sfilate e lo spirito complessivo. Pubblica date, percorsi e informazioni per chi vuole partecipare o semplicemente assistere.
Nel 2026 la festa tornerà a febbraio. Le date e il programma aggiornati sono già disponibili sul sito del club.
Se pensate di partire, arrivate con il cuore aperto. Non è necessario partecipare: basta essere presenti, ascoltare il battito dei tamburi e percepire il calore di una tradizione di comunità. Questo festival non è fatto per spuntare una casella o tenere in ordine un feed: parla di persone, di storia e dell’inverno — che ad Appenzell ha un suono tutto suo.