Haifa sotto il mare: ricerche e scoperte di archeologia subacquea

Haifa nascosta: archeologia subacquea e tesori del mare
By Jorge Láscar from Australia - Old Jaffa, CC BY 2.0, Link

Nei fondali di Haifa l’archeologia subacquea svela il passato del Mediterraneo: ricerche dell’Università di Haifa, modelli 3D e possibili scoperte.

Haifa è molto più di una grande città israeliana con un porto trafficato e panorami sul mare. A poche bracciate dalla riva, l’acqua potrebbe nascondere veri tesori storici. Lì dove le onde del Mediterraneo si infrangono ai piedi del Monte Carmelo, sul fondo marino riposano tracce di epoche remotissime — dall’Età del Bronzo fino all’epoca delle conquiste arabe. Gli studiosi sono convinti che questo tratto di costa possa raccontare molto di chi visse qui millenni fa, e hanno già iniziato a cercare le risposte.

Perché le acque di Haifa contano per i ricercatori

Il litorale attorno a Haifa è stato un crocevia dei traffici antichi. Un tempo qui attraccavano navi provenienti da porti lontani, e gli studiosi sospettano che alcune di esse non siano mai tornate al largo. Poco oltre la battigia potrebbero giacere i resti di porti e opere costiere, custoditi dal tempo e dalla sabbia.

A guidare il lavoro è l’Istituto di Studi Marittimi dell’Università di Haifa. Le squadre operano a terra e sott’acqua, con immersioni, telecamere subacquee e modellazione al computer. Nei prossimi anni è prevista l’apertura di un Centro nazionale di archeologia marittima proprio nel porto di Haifa: un polo dedicato a raccogliere, studiare e preservare tutto ciò che verrà recuperato dal fondale. Un progetto di lungo corso, non una spedizione lampo.

Perché non è così semplice

L’archeologia subacquea non ha nulla a che vedere con il cercare monete sulla spiaggia. In secoli, il mare ha mutato i suoi confini; la sabbia ha sepolto innumerevoli tracce; correnti e salsedine consumano tutto ciò che toccano. In più, oggi Haifa è un porto di primaria importanza, con cantieri e attività continue, e questo rende più complessi i rilievi accurati. Bisogna procedere con metodo e prudenza: la pazienza fa parte del mestiere.

Cosa si sa già

Per ora ci sono poche informazioni pubbliche sui ritrovamenti proprio di fronte a Haifa. Ma lungo la costa israeliana i ricercatori hanno già documentato parti di antiche imbarcazioni, vecchie ancore e frammenti di opere portuali. Un precedente che mantiene alte le aspettative anche per l’area di Haifa.

Per il momento contano soprattutto i preparativi: allestire laboratori, sviluppare nuove tecniche, formare studenti e creare modelli informatici dei siti potenziali. Quando se ne presenterà l’occasione, le squadre intendono intensificare il lavoro sul campo proprio lungo il litorale di Haifa. Una base solida spesso determina la qualità di ciò che verrà dopo.

Perché è importante

Il mare custodisce la storia. Sul fondo potrebbero trovarsi indizi su come si viveva nelle diverse epoche, cosa si commerciava, come si costruivano i porti e che aspetto avevano le navi. Haifa ha un potenziale enorme: è stata un luogo centrale molti secoli fa, e le prove potrebbero trovarsi proprio sotto i nostri piedi (o sott’acqua).

Queste indagini aiutano anche a capire come è cambiato il mondo. Non è una storia solo per addetti ai lavori: parla a chiunque sia curioso delle nostre origini. In fondo, è parte di un passato umano condiviso.

Cosa succede adesso

Oggi Haifa somiglia a un grande laboratorio a cielo aperto. La ricerca avanza, nuovi centri stanno prendendo forma e nuove scoperte potrebbero non essere lontane. Gli strumenti moderni sono già in campo: mappatura del fondale, modelli 3D e, col tempo, forse anche intelligenza artificiale per riconoscere e restaurare reperti storici.

È importante che i risultati non restino chiusi nei laboratori. I ricercatori prevedono di condividere ampiamente ciò che emergerà: tour virtuali, mostre online e pubblicazioni. Anche senza viaggiare a Haifa, si potrà “immergersi” nel suo passato marittimo dal divano di casa.

Haifa non è solo porti e spiagge. È un luogo in cui un mondo dimenticato potrebbe celarsi sotto l’acqua — e potremmo essere sulla soglia di riportarlo alla luce.