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Igiene e vita quotidiana nell’antica Roma: terme, latrine, cure e bellezza

Scopri igiene e cura del corpo nell’antica Roma: dalle terme allo strigile, dalla spugna condivisa ai rimedi e cosmetici. Storia concreta, senza miti.

By © Vyacheslav Argenberg / http://www.vascoplanet.com/, CC BY 4.0, Link

Quando si pensa all’antica Roma, vengono in mente gladiatori, imperatori e rovine consunte dal tempo. Ma i Romani erano anche persone comuni, che dovevano lavarsi, curare i malanni, prendersi cura di sé. Ecco come funzionava davvero quel mondo, sulla base di pratiche documentate, senza congetture né abbellimenti.

Olio al posto del sapone, terme al posto della doccia

I Romani non usavano il sapone come noi. Si ungevano il corpo con l’olio e poi lo raschiavano via con uno strumento ricurvo, lo strigile, portando via sudore e sporco. Questo rito si svolgeva non a casa, ma nelle terme pubbliche.

Le terme attiravano tutti, ricchi e poveri. Ci si andava per lavarsi, chiacchierare, rilassarsi, scambiarsi notizie. Era un crocevia sociale tanto quanto un luogo d’igiene, intrecciato alla vita quotidiana.

Un gabinetto con una spugna e acqua condivisa

Senza carta igienica, i Romani usavano una spugna fissata a un bastoncino. Dopo l’uso la risciacquavano nell’acqua e la rimettevano a posto per il successivo. Ai nostri occhi può risultare sgradevole, ma nel loro mondo era la normalità.

Le latrine sorgevano spesso vicino alle terme, e l’acqua dei bagni serviva poi per lo scarico. Comodo, sì, ma tutt’altro che immacolato. Non stupisce che a Roma le malattie trovassero terreno fertile.

Come pulivano i denti senza spazzolino né dentifricio

I denti dei Romani erano spesso in buona condizione, pur senza dentifricio, spazzolini o odontoiatria moderna. Usavano polveri ricavate da cenere, gesso e altri materiali naturali, strofinandole con le dita o con bastoncini dalle setole rigide. Niente di raffinato, ma abbastanza efficace.

Cure: dalle erbe al veleno di serpente

Roma attinse molto alla medicina greca. I praticanti ricorrevano a erbe e a composti complessi, talvolta sorprendenti. Un rimedio popolare, la teriaca, miscelava decine di ingredienti, tra cui oppio e veleno di serpente. La si assumeva per problemi di ogni tipo: dal dolore e dagli avvelenamenti ai raffreddori.

Preparazioni del genere non erano a buon mercato. La gente comune spesso non poteva permettersele e si arrangiava con infusi e unguenti.

Cura del corpo e bellezza

I Romani, soprattutto le donne, tenevano all’aspetto. Usavano maschere e creme per il viso e rimuovevano i peli con pinzette, miscele specifiche e, talvolta, persino con il fuoco. L’immagine contava, e la trascuratezza non era ben vista.

Chi poteva permetterselo?

I più abbienti avevano il meglio: medici personali, spazi per il bagno privati, prodotti costosi. I poveri si affidavano a mezzi più semplici, spesso senza un buon accesso all’acqua, e ricorrevano a metodi popolari.

Perché ci riguarda ancora

Tutto questo sembra lontano, eppure molte cose suonano familiari: ci piacciono ancora il vapore e il calore, manteniamo rituali di cura e curiamo i piccoli disturbi. La differenza è che oggi è più sicuro e più facile accedere a tutto. Tolto il marmo, le abitudini romane appaiono meno esotiche: un’altra versione dello stesso impulso umano a restare puliti, stare bene e sentirsi parte di una comunità.