21:30 22-11-2025

Gamsutl: tra le rovine del Machu Picchu del Caucaso

Scopri Gamsutl, villaggio abbandonato del Daghestan: 2000 anni di storia, leggende e panorami. Come raggiungerlo a piedi e perché merita di essere preservato.

By linar.khalitov - https://www.flickr.com/photos/190562114@N08/51355263758/, CC BY-SA 2.0, Link

In alto, tra le montagne del Daghestan, c’è un luogo sorprendente. Oggi non vi abita nessuno, eppure ogni pietra sembra custodire la storia di qualcuno. È Gamsutl, un antico villaggio abbandonato da tempo. Sospeso tra passato e presente, il suo silenzio fa riaffiorare la vita che un tempo pulsava su questi versanti.

Quanto è antico Gamsutl e come è nato

Gli studiosi stimano che Gamsutl abbia circa duemila anni. Antiche lapidi con iscrizioni in una lingua arcaica rinvenute qui rimandano a quell’epoca. Il suo nome, che dall’avaro si può tradurre “ai piedi della fortezza del khan”, lascia intendere che questo luogo avesse un’importanza tutt’altro che marginale.

Com’era il villaggio quando era abitato

Fino al secolo scorso Gamsutl era pieno di vita: c’erano una scuola, un ambulatorio, un negozio, persino un ufficio postale e una maternità. Le case si aggrappavano ai pendii, alcune su due o tre piani, con tetti di terra e legno. Le famiglie più agiate avevano scale interne, balconi e stanze confortevoli.

Dagli anni Cinquanta la gente ha iniziato ad andarsene—prima i giovani, poi le generazioni più anziane. Nel 1970 restavano circa 200 abitanti; nel 2002, solo 17. L’ultimo residente, Abduljalil Abduljalilov, vi ha vissuto da solo fino alla sua morte nel 2015. I numeri sembrano un addio lento: di decennio in decennio la voce del villaggio si affievoliva.

Tracce di popoli e fedi diverse

A Gamsutl sono emersi reperti di epoche differenti: croci cristiane, iscrizioni arabe e simboli che ricordano la Stella di David. Nel loro insieme suggeriscono che qui, un tempo, abbiano convissuto credenze e culture diverse.

Storie e leggende

Gamsutl è avvolto dai racconti. Una leggenda parla di una donna a capo della comunità che attirò i nemici in una gola; dopo la battaglia un fiume si tinse di rosso e fu chiamato Fiume Rosso. Un’altra narra che l’imam Shamil vi mandasse in esilio i malfattori, e il luogo si guadagnò il soprannome di “Siberia di Shamil”. Sono leggende che suonano come note a margine incise nel paesaggio.

Che cosa accade oggi

Oggi Gamsutl attira viaggiatori. Per la forza delle sue rovine e i panorami che abbracciano le montagne viene spesso paragonato al Machu Picchu del Caucaso. Arrivarci non è una passeggiata: bisogna salire a piedi, eppure la fatica raramente scoraggia i visitatori.

La crescente attenzione porta però anche preoccupazioni. Molte case crollano e chi arriva, senza volerlo, può danneggiare ciò che resta. Al momento non esiste un programma per proteggere il sito dal degrado. Senza un piano, la fascinazione rischia di trasformarsi in erosione.

Perché Gamsutl va preservato

Gamsutl è più di una rovina spettacolare. È un frammento vivo della storia del Daghestan, il promemoria di chi ha abitato questi versanti—delle abitudini, dei saperi, della cultura. Anche se non si affronta la salita, sapere che esistono luoghi così conta: mantiene intatto il filo della memoria.

Questo villaggio è come un libro senza parole. Resta in silenzio, eppure quel silenzio dice moltissimo.