13:47 01-01-2026
Nag Panchami: tradizioni, miti e significato in India
Scopri cos’è la Nag Panchami in India: la festa dei serpenti tra miti, riti e tutela ambientale. Tradizioni, come si celebra, luoghi e significato oggi.
In India c’è un giorno in cui i serpenti diventano protagonisti. La gente recita mantra, offre latte e chiede protezione. Può sembrare insolito, soprattutto a chi prova un timore istintivo per questi animali. Eppure la Nag Panchami è una festa antica con un senso più profondo: mostra come fede, natura e consuetudine possano intrecciarsi dentro una stessa cultura. Da vicino, sembra meno una curiosità folkloristica e più un patto sommesso con il mondo vivente.
Che cos’è la festa
La Nag Panchami si celebra in tutta l’India ogni estate, di solito tra luglio e agosto. Il nome indica il quinto giorno dedicato ai serpenti: nag significa serpente, mentre panchami si riferisce al quinto giorno del calendario lunare.
In questo giorno si compiono riti precisi. C’è chi prega nei templi; altri versano latte nei formicai o adornano le case con immagini di serpenti. Non è una messinscena: è un modo per esprimere rispetto verso animali considerati sacri. È difficile non vedere, in questi gesti, un invito a un rispetto concreto, non di facciata.
I serpenti nel mito: custodi, non nemici
Nella tradizione induista un serpente è più di una creatura pericolosa. Nei racconti antichi è potente e saggio, strettamente legato alle divinità. I miti narrano di serpenti che custodiscono tesori, aiutano gli dei o persino li portano.
Shiva è spesso raffigurato con un cobra al collo, mentre Vishnu riposa sul grande serpente Shesha. L’antico poema indiano Mahabharata racconta che un saggio salvò i serpenti dallo sterminio; da allora la Nag Panchami si osserva come un giorno di riconciliazione.
Come si celebra la Nag Panchami
Le usanze variano da regione a regione, ma il nucleo è simile. Le persone:
- dipingono serpenti su porte e pareti,
- portano latte e fiori ai templi,
- recitano preghiere e chiedono protezione per le famiglie.
Le donne spesso pregano per la salute dei fratelli, perché il serpente è visto non solo come fonte di pericolo ma anche come simbolo di protezione e prosperità. C’è anche una regola: evitare di scavare la terra quel giorno, perché i serpenti potrebbero trovarsi sotto la superficie e non vanno disturbati.
In alcuni luoghi i templi accolgono serpenti vivi, di solito cobra. Non vengono feriti: sono accuditi, nutriti e poi riportati in natura. Questi riti avvengono sotto la supervisione di cacciatori di serpenti e sacerdoti.
Perché venerare i serpenti
Non è solo questione di mito e fede. Durante il monsone i serpenti lasciano le tane e possono comparire vicino alle case, con un rischio reale. La venerazione diventa un modo per trovare una tregua con la natura: si offre rispetto nella speranza di evitare danni.
Questo atteggiamento conta soprattutto nei villaggi, dove la vita è più vicina alla terra e gli incontri con la fauna selvatica sono più frequenti.
Uno sguardo contemporaneo: una festa dal significato ambientale
Oggi molti scienziati e ambientalisti sostengono che la Nag Panchami possa favorire la tutela dei serpenti e dell’ecosistema in senso più ampio. I serpenti svolgono un ruolo utile tenendo sotto controllo roditori e altri parassiti, contribuendo a proteggere campi e raccolti. Trattarli con rispetto anziché con ostilità giova tanto alla natura quanto alle persone. La logica è semplice e convincente.
Alcuni ecologi indiani descrivono la giornata come una festa verde, perché insegna attenzione verso gli animali, anche quelli che ci spaventano.
Dove i serpenti sono particolarmente venerati
In India ci sono molti templi dedicati ai serpenti. Uno dei più noti è il tempio di Nagvasuki a Prayagraj, dove i devoti venerano Vasuki, considerato il re dei serpenti. Il santuario esiste da secoli e migliaia di pellegrini lo visitano durante la Nag Panchami.
Al di là di questo, riti vivaci e significativi si svolgono in tutto il Paese ovunque si osservi la giornata.
Che cosa significa oggi la festa
In un mondo in cui la natura è sempre più sotto pressione per mano dell’uomo, ricorrenze come questa ricordano che gli esseri viventi non sono avversari, ma compagni di pianeta. I serpenti non fanno eccezione. Quando una cultura lascia spazio al rispetto per loro, conserva un po’ di equilibrio tra le persone e il selvatico.
La Nag Panchami non è solo una celebrazione dei serpenti. È una lezione su come convivere con ciò che ci inquieta ma merita rispetto: un’etica discreta della coesistenza che continua a suonare attuale.