09:16 01-01-2026

Teheran e la poesia venduta a peso: cosa c'è di vero

Indaghiamo il mito della poesia venduta a peso nei bazar di Teheran: tra Book Garden, mercati e circoli letterari, cosa dicono le fonti e cosa resta leggenda

By Asadi s - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

C’è una storia suggestiva che riemerge spesso online: da qualche parte a Teheran, in un mercato, qualcuno venderebbe poesie — non libri, proprio poesie — a peso. Ci si presenterebbe al bazar e si riceverebbe un sacchetto di versi pesato come frutta o spezie. È un’immagine bellissima, quasi uscita da una fiaba. La domanda è semplice: realtà o trovata ingegnosa?

Una città che ama davvero i libri

Prima, una parola su Teheran. È una capitale immensa e febbrile, con milioni di abitanti. La letteratura qui gode di grande prestigio, soprattutto la poesia. In Iran i poeti sono trattati quasi come rockstar, con la penna al posto della chitarra. Le persone leggono versi, li discutono e molti ne scrivono di propri.

Il fulcro librario più famoso della città è il Tehran Book Garden. Non è solo una libreria, ma un vero complesso culturale: migliaia di titoli in vendita, mostre, festival. È moderno, organizzato e accogliente. Eppure lì la poesia non si vende a peso: è un centro del libro come gli altri grandi spazi letterari.

E i mercati, quelli di tutti i giorni?

Teheran è costellata di bazar, e il più noto è il Grand Bazaar, un vasto mercato coperto dove si trova di tutto: spezie, tappeti, gioielli, stoviglie. Ci sono anche altri luoghi, come il bazar di Tajrish, più raccolto e tranquillo.

Eppure, sfogliando guide contemporanee, articoli o siti locali, non compaiono riferimenti a poesie vendute come merce a sé, tanto meno a peso.

Sì, in alcuni mercati può capitare di imbattersi in libri vecchi o persino in manoscritti. Ma questo riguarda più le botteghe d’antiquariato che sacchi da cui attingere poesia a palettate.

Leggenda o invenzione ben congegnata?

Alcuni siti, per lo più in lingua russa, raccontano di mercati della poesia dove i versi si scambierebbero per una bottiglia d’acqua o si venderebbero al grammo. A guardare più da vicino, però, si capisce che si tratta di metafore, voli di fantasia, non di indicazioni per un luogo reale di Teheran. Nessuna cronaca, nessun servizio o blog culturale sulla città conferma l’esistenza di un simile mercato. La storia resiste perché è irresistibile, ma le prove non ci sono; e quel silenzio pesa, più di qualsiasi aneddoto.

E se, nonostante tutto, esistesse?

In teoria, un posto del genere potrebbe esistere sotto forma di ritrovo informale o club privato. In Iran esistono circoli in cui gli appassionati di poesia si leggono a vicenda, discutono e si scambiano libri. Forse, in un vicolo, ci si potrebbe imbattere in un anziano con un fascio di versi. Ma finora nulla indica che sia più di una graziosa leggenda.

Una spiegazione rimanda a una prassi antica: la carta — a volte anche vecchi manoscritti — veniva venduta come macero, letteralmente al chilo. È facile immaginare poesie dimenticate riaffiorare in quei mucchi. Da lì l’idea della poesia a peso potrebbe essersi formata, trasformando un commercio di carta del tutto prosaico in un racconto memorabile su versi acquistati come qualsiasi altra merce.