09:32 31-12-2025

Riti andini tra ayahuasca e San Pedro: musica sì, cacofonia no

Scopri come in Perù e Bolivia i riti di cura—dall’ayahuasca al San Pedro—usano musica armonica per sostenere l’esperienza. Nessuna prova di cacofonia.

By Carlo Brescia - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

Oggi molti guardano a forme insolite di cura personale: c’è chi prova la meditazione, chi si affida al respiro consapevole o a rituali antichi. Perù e Bolivia sono da tempo associati a sciamani e cerimonie a base di piante. Ma esistono riti che puntano alla guarigione attraverso la cacofonia—rumore, suoni forti e caotici? Abbiamo cercato di capirlo: ecco cosa è emerso.

La musica fa parte dei riti, ma non è rumore

In Bolivia, per esempio, i Kallawaya custodiscono tradizioni di cura che ricorrono a erbe, respiro, contatto e musica. L’UNESCO riconosce queste pratiche come patrimonio culturale. La musica qui conta eccome, ma non è frastuono: è un ritmo regolare e distensivo, pensato per rilassare la persona e impostare il tono del percorso.

Nelle cerimonie dell’ayahuasca in Perù, gli sciamani intonano canti specifici, gli icaros. Sono melodie considerate sacre che aiutano i partecipanti a rivolgersi verso l’interno, a sentirsi sostenuti e a orientare l’esperienza. In sostanza, il suono è bello e ancorato: niente a che vedere con la cacofonia.

Esistono anche altri riti, come le cerimonie con il cactus San Pedro. Si svolgono anch’esse con canti e strumenti—tamburi, flauti—spesso in mezzo alla natura, con un obiettivo chiaro: ristabilire l’equilibrio interiore.

E la cacofonia?

È facile immaginare che da qualche parte sull’altopiano esistano rituali fondati sul rumore e sul caos sonoro. Altrove, una sorta di terapia del rumore sta guadagnando spazio—tra gong, vibrazioni, persino texture industriali a volume alto. Ma in Bolivia e in Perù non c’è traccia di nulla del genere.

Abbiamo passato al setaccio i siti che propongono la partecipazione a cerimonie, consultato lavori accademici e materiali culturali di entrambi i Paesi. Da nessuna parte compaiono affermazioni di guarigione tramite cacofonia. Anzi, il messaggio è costante: la musica in questi riti deve calmare e sostenere, non spaventare né disorientare.

C’è uno studio recente che cita un gruppo impegnato in pratiche collettive di musica e movimento, descritte come un accordarsi alla vibrazione della Terra. Anche lì, però, il baricentro rimane l’armonia, non il disordine sonoro.

Perché conta

In Perù e in Bolivia la musica non è un accessorio decorativo: ha peso e significato. Si ritiene che il canto possa trasmettere energia, invocare gli spiriti della natura e quietare l’anima. Qualsiasi cosa rompa questa atmosfera—un rumore improvviso o la cacofonia—semplicemente non si accorda con l’idea locale di cura.

Forse il rumore come terapia appartiene di più ai contesti urbani o a una certa cultura del benessere occidentale. Sulle Ande, la fiducia sembra ancora poggiare su silenzio, paesaggi e voce umana senza orpelli.

E se le cose stessero cambiando?

Non si può escludere che riti del genere compaiano in futuro. Le persone viaggiano, scambiano pratiche, sperimentano. È possibile che qualcuno stia già esplorando i confini con il rumore—semplicemente potrebbe non esserci ancora nulla di pubblicato. Ad oggi, però, non c’è conferma di riti basati sulla cacofonia in Perù o in Bolivia.