05:26 30-12-2025

Hahoe, Corea del Sud: villaggio UNESCO delle porte aperte

Scopri Hahoe in Corea del Sud: villaggio UNESCO dove le porte restano aperte, la fiducia guida la vita quotidiana e la danza delle maschere unisce oggi.

By Bernard Gagnon - Own work, CC0, Link

Oggi diamo per scontati recinti alti, serrature e telecamere di sicurezza. Eppure in Corea del Sud c’è un luogo dove la vita scorre con altre regole. Nel villaggio di Hahoe le porte restano spesso aperte e nessuno si stupisce se un vicino entra senza bussare. Non è un set o un museo all’aria aperta, ma un paese vivo dove fiducia e mutuo aiuto scandiscono la quotidianità.

Case senza recinti né serrature—perché funziona

Hahoe si trova non lontano dalla città di Andong, nella provincia di Gyeongsang Settentrionale. Basta uno sguardo per capire che qui qualcosa è diverso: i recinti sono rari, le porte restano socchiuse e nessuno si preoccupa di visite improvvise.

Gli studiosi dei villaggi tradizionali coreani spiegano che non si tratta di un’eccezione pittoresca, ma di una scelta culturale. Una porta aperta dice che le persone non hanno paura le une delle altre e preferiscono fidarsi. Un gesto semplice che mantiene caldi i legami di vicinato.

Una storia che non si è interrotta

Il villaggio si è formato secoli fa, durante la dinastia Joseon. Qui si stabilì un grande clan con il cognome Ryu e ancora oggi la maggior parte degli abitanti ne discende. La vita scorre come in una grande famiglia allargata: ci si conosce, ci si dà una mano, si condivide la cura degli spazi comuni.

Colpisce quanto poco sia cambiato Hahoe nel tempo. Le antiche case hanok con i tetti in tegole, i vicoli stretti e uno stile di vita tradizionale sono rimasti. L’UNESCO ha riconosciuto Hahoe come sito del Patrimonio Mondiale proprio per l’autenticità, non per la messa in scena.

Vivere insieme—sul serio, non solo fianco a fianco

A Hahoe vivono circa un centinaio di persone. E anche se arrivano turisti da tutto il mondo, il villaggio resta un luogo abitato, non la scenografia per i visitatori.

La vita è collettiva: feste, riti, persino la routine. Si continua a rappresentare l’antica danza delle maschere, non come spettacolo, ma come tradizione che unisce la comunità. Gli abitanti ritengono che protegga il villaggio e porti fortuna.

Perché vivono così: filosofia in pratica

L’idea che guida Hahoe affonda nel confucianesimo, una filosofia di lunga data in Corea, che incoraggia rispetto, cura degli anziani e armonia. Ecco perché qui non c’è l’urgenza di nascondersi dietro i recinti: la fiducia è la base di partenza.

Un tempo, villaggi come questo avevano scuole dove i bambini imparavano etichetta, lettura e storia. Un antico padiglione di studio è ancora in piedi e ricorda quelle stagioni.

E oggi? La vita continua—e cambiare non è l’obiettivo

Nel mondo di oggi, tenere le porte aperte può sembrare rischioso. Eppure gli abitanti di Hahoe non paiono farne un cruccio. Secondo alcuni travel blogger, ancora oggi capita di vedere qualcuno seduto sull’uscio mentre i vicini si affacciano per scambiare due parole, proprio come una volta.

I turisti arrivano sempre più spesso, e la loro presenza lascia tracce. Ma l’atmosfera resta quella di sempre: calma, fiduciosa, accogliente.

Quello che questo luogo può insegnare

Hahoe è più di un villaggio: è la prova che la fiducia tra le persone è possibile. Senza recinti, c’è più spazio per parlare, aiutarsi, stare vicini.

Non è un modello per tutti. Ma Hahoe suggerisce che fidarsi non è debolezza: è una scelta che rende la vita più semplice e più gentile.