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Coccodrilli del Nilo nel Villaggio Nubiano di Assuan: tra tradizione e controversie etiche

Nel Villaggio Nubiano di fronte ad Assuan i coccodrilli del Nilo sono simbolo e attrazione. Scopri storia, turismo e dilemmi etici di una tradizione unica.

Bernard DUPONT from FRANCE, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Nel cuore del Villaggio Nubiano, sulla sponda occidentale del Nilo di fronte ad Assuan, prospera una tradizione insolita. Qui, tra case dai colori vivaci e vicoli stretti, gli abitanti allevano coccodrilli del Nilo come animali da compagnia. Lo spettacolo insieme inquieta e affascina i viaggiatori, attirandoli fin qui, in questo angolo d’Egitto.

La pratica di tenere i coccodrilli in casa risale all’antichità. Nella cultura nubiana, questi animali sono da tempo considerati simboli di forza, buona sorte e protezione. Forse questo sguardo nasce dalla loro presenza nella mitologia e nel culto dell’antico dio Sobek, patrono delle acque e della fertilità. Oggi la tradizione sopravvive come patrimonio culturale, tramandato con cura di generazione in generazione.

shellac, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

A differenza dell’idea comune di “animale domestico”, un coccodrillo nubiano non gira liberamente per casa. Di solito è tenuto in recinti o in piccole vasche; in alcuni casi vive in gabbie all’interno dell’abitazione. Colpisce la cura con cui se ne occupano: gli abitanti forniscono cibo — perlopiù pesce — e creano condizioni pensate per la sicurezza di rettili e persone. Nonostante l’aspetto temibile, questi coccodrilli non sono considerati un pericolo reale, perché vengono maneggiati fin da piccoli e la gente si abitua al loro comportamento.

Oggi i coccodrilli sono più di un tratto della cultura locale: sono parte essenziale del turismo della zona. Visitatori da tutto il mondo arrivano al Villaggio Nubiano per osservare da vicino questi animali straordinari. I tour spesso includono la possibilità di toccare un giovane esemplare o scattare una foto ricordo. L’esperienza suscita entusiasmo, non senza prudenza, in chi non è abituato a trovarsi così vicino a un predatore.

Il turismo è diventato una fonte importante di reddito per il villaggio, e la tradizione di allevare coccodrilli il suo biglietto da visita. Per i residenti non è soltanto un modo per guadagnare, ma anche l’occasione di raccontare al mondo la ricchezza della propria cultura.

Eppure l’usanza suscita reazioni contrastanti. Gli ambientalisti sollevano dubbi sul benessere di animali che vivono fuori dal loro habitat naturale. Sebbene i coccodrilli possano adattarsi alla cattività, la loro natura richiede spazio e libertà. D’altro canto, questa pratica mantiene viva l’attenzione del pubblico su una specie che altrimenti potrebbe trovarsi a rischio di estinzione. Da vicino, si percepisce l’equilibrio delicato tra il fascino del rito e le domande etiche che porta con sé.

PG Palmer, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Il futuro di questa tradizione resta aperto. Da un lato, la crescita del turismo e l’attenzione verso il Villaggio Nubiano ne favoriscono la conservazione; dall’altro, le istanze moderne a tutela degli animali potrebbero cambiare il modo in cui i coccodrilli vengono tenuti. La consuetudine potrebbe evolvere, conservando soprattutto la sua dimensione culturale e simbolica, senza necessariamente prevedere la presenza degli animali.

Il Villaggio Nubiano e i suoi coccodrilli sono qualcosa di più di un’attrazione per visitatori. Sono un monumento vivente a una comunità che ha conservato un filo con il passato in un mondo in cui la tradizione cede sempre di più alla globalizzazione. E se allevare coccodrilli solleva interrogativi e discussioni, resta un fenomeno unico: attira, sorprende e invita a chiedersi come pratiche antiche possano convivere con le esigenze del presente.