09:42 15-11-2025

Come il Bhutan estrae Bitcoin con idroelettrico pulito

Scopri come il Bhutan mina Bitcoin con energia idroelettrica: profitti, vantaggi green, rischi stagionali e il progetto Gelephu Mindfulness City e piani futuri

By Bernard Gagnon - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

Il Bhutan è un piccolo regno himalayano situato tra India e Cina. Per anni è rimasto fuori dai riflettori, ma di recente ha stupito: il Paese ha iniziato a estrarre Bitcoin sfruttando la forza dei suoi fiumi. Dove molti governi vedono soltanto un problema — il mining divora elettricità e inquina l’aria — il Bhutan ha scelto una via propria, alimentando le operazioni con idroelettrico pulito.

Da dove arriva l’energia

Il Bhutan è ricco di fiumi impetuosi e quasi tutta la sua elettricità proviene da impianti idroelettrici. La capacità attuale è di circa 3,5 gigawatt, ma i piani sono più ambiziosi: portarla prima a 15 e poi a 33 gigawatt.

C’è però un nodo: d’estate l’energia abbonda, d’inverno scarseggia. Per non sprecare i kilowatt in eccesso, le autorità hanno deciso di convogliarli nel mining di Bitcoin. Una scelta che privilegia l’efficienza.

Com’è iniziata

Nel 2019 il fondo statale Druk Holding & Investments (DHI) ha iniziato a sperimentare con le criptovalute. All’epoca il Bitcoin valeva circa cinquemila dollari. Negli anni successivi il Paese ha costruito sei siti di mining e ne sta preparando un settimo.

Secondo i media, il Bhutan ha già estratto più di 13.000 bitcoin ed è entrato tra i maggiori detentori statali dell’asset. Per il regno, la criptovaluta funziona come una batteria digitale: l’energia in surplus si trasforma in bitcoin che si possono conservare e vendere quando serve. È un’immagine efficace: convertire l’elettricità eccedente in un bene immagazzinabile.

Miliardi a bilancio

I funzionari dicono poco, ma varie fonti sostengono che i proventi del mining abbiano già coperto gli stipendi dei dipendenti pubblici. Secondo Forbes, nel 2024 le partecipazioni in criptovalute del Paese valevano circa 750 milioni di dollari e, nel 2025, alcuni analisti parlavano di 1,3 miliardi — quasi il 40% del PIL del Bhutan. Numeri che spiegano perché il progetto attiri attenzione.

Perché è un mining “green”

Il punto di forza del Bhutan è l’uso dell’energia dei fiumi. A differenza dei Paesi dove si mina con carbone o gas, qui il processo non lascia un’impronta di carbonio significativa. Questo rende i bitcoin bhutanesi appetibili per le aziende che seguono standard ambientali.

Restano però domande aperte. Come garantire che in inverno l’elettricità non venga sottratta ai residenti? Quanto sono trasparenti entrate e spese? Per ora risposte definitive non ce ne sono — e il silenzio finisce per alimentare l’attenzione.

Una città del futuro

Oltre al mining, il Bhutan progetta un distretto speciale chiamato Gelephu Mindfulness City. L’idea è combinare architettura sostenibile, tecnologie digitali e nuovi strumenti finanziari, comprese le criptovalute.

Rischi e aspettative

Il progetto è audace e i rischi sono concreti. Il prezzo del Bitcoin può oscillare bruscamente, l’hardware invecchia rapidamente e il cambiamento climatico potrebbe influenzare i fiumi. D’altra parte, questo piccolo regno ha avviato un esperimento che finora nessun altro ha tentato di replicare — un rischio calcolato che potrebbe ridefinire l’uso dell’energia pulita in eccesso.

La sintesi

Il Bhutan ha mostrato che i fiumi di montagna possono dare non solo luce, ma anche un nuovo modo di generare entrate. Se la domanda di bitcoin più “puliti” crescerà, il Paese sarà ben posizionato.

È la storia di uno Stato lontano dai grandi centri economici che trova una propria via verso il futuro digitale, assumendosi rischi e aprendo al tempo stesso nuove opportunità.