09:33 17-12-2025
Urak Lawoi: vita, lingua e turismo a Ko Lipe, Thailandia
Scopri chi sono gli Urak Lawoi di Ko Lipe: nomadi del mare della Thailandia tra lingua in pericolo, tradizioni vive e l’impatto del turismo. Progetti di tutela.
All’estremo margine della Thailandia, tra le onde tiepide del Mare delle Andamane, vive una comunità che da generazioni segue un ritmo di vita fuori dal comune. Sono conosciuti come Urak Lawoi, spesso descritti come nomadi del mare. Non percorrono la terraferma: le loro rotte sono le acque aperte, e casa significa isole e barche.
Chi sono gli Urak Lawoi
Queste comunità vivono nel sud della Thailandia, anche a Ko Lipe. In passato conducevano una vita quasi itinerante — si spostavano di luogo in luogo, pescavano, raccoglievano molluschi e vivevano di ciò che il mare offriva. Si definiscono gente di mare e, ancora oggi, mentre tutto attorno cambia, l’acqua resta la principale fonte di sostentamento e ispirazione.
Lingua e tradizioni
Gli Urak Lawoi hanno una propria lingua, vicina al malese. Ma a parlarla sono sempre meno — soprattutto i bambini. Le scuole insegnano in thailandese e la lingua madre arretra a vista d’occhio. Se la tendenza continuerà, con il tempo potrebbe scomparire.
La loro cultura è radicata: cantano e danzano, celebrano le festività secondo usi propri e credono che tutto ciò che li circonda — alberi, acqua, vento — sia vivo. In alcuni villaggi oggi ci sono templi buddhisti e influenze di altre religioni, ma al centro delle pratiche resta la natura.
Quando è arrivato il turismo
Ko Lipe, che ospita molti Urak Lawoi, è diventata un magnete per i visitatori. Si è guadagnata il soprannome di Maldive della Thailandia per le spiagge abbaglianti e l’acqua trasparente. La prosperità è arrivata — insieme però alle pressioni.
Aree di pesca un tempo usate dalla comunità hanno lasciato spazio agli hotel. Terreni che per generazioni erano percepiti come propri talvolta passano ad altre mani. Alcune famiglie perdono l’accesso alla riva e, con esso, il loro ritmo di vita. È un colpo duro: il mare non è soltanto lavoro, è parte della loro identità, e conciliarlo con lo sviluppo turistico è un equilibrio fragile.
Cosa succede adesso
Esistono progetti che aiutano gli Urak Lawoi a preservare la propria cultura: scuole in cui i bambini imparano la lingua madre e programmi di sostegno. Oggi costruiscono ancora barche, compiono rituali prima di uscire in mare e raccontano ai figli la vita degli antenati. Finché queste tradizioni verranno trasmesse, la comunità resterà in piedi.