05:45 14-12-2025
Le strade più suggestive del pianeta: 10 itinerari on the road
Scopri 10 strade panoramiche iconiche nel mondo: da Great Ocean Road a Stelvio. Idee, paesaggi e spunti per il tuo prossimo road trip e itinerario memorabile.
I viaggi su strada sono molto più che andare da A a B: sono l’occasione di assorbire con calma la bellezza e la varietà del mondo, al proprio ritmo. Quando è l’itinerario stesso a diventare attrazione, ogni miglio si trasforma in una piccola celebrazione: vedute ampie, paesaggi allo stato brado, tracce di culture che si stratificano lungo il percorso. Su strade così ci si sente parte del quadro: oceani senza fine, deserti scabri, catene montuose e foreste selvatiche sembrano allestire panorami su misura.
Di seguito, un viaggio virtuale lungo dieci tra le strade più suggestive del pianeta. Ognuna ha storia e atmosfera proprie, un magnetismo che richiama gli spiriti d’avventura e sorprende persino i viaggiatori navigati. Dai tornanti alpini ai lunghi tratti oceanici australiani, un invito a lasciarsi ispirare — e magari a buttare giù la bozza del prossimo itinerario da ricordare.
Great Ocean Road, Australia
La Great Ocean Road australiana è un classico costiero di 243 chilometri che costeggia il litorale di Victoria da Torquay ad Allansford. Costruita negli anni Trenta come memoriale ai soldati della Prima guerra mondiale, corre accanto al selvaggio Southern Ocean, tra scogliere, spiagge di sabbia e lembi di foresta profonda.
I paesaggi cambiano di continuo e la loro climax è nei Twelve Apostles: faraglioni di calcare che emergono dall’acqua, scolpiti dall’erosione per secoli. Al tramonto si accendono di oro e ambra, ed è difficile non trattenersi.
L’itinerario attraversa anche parchi come Port Campbell e le foreste degli Otway, dove alberi possenti e cascate eleganti impongono un ritmo più quieto. Le cittadine sulla costa invitano a soste lente — un piatto di pesce fresco, una camminata su una spiaggia ventosa — quei momenti semplici che rendono questa strada così appagante.
Chilometro dopo chilometro, sembra meno infrastruttura e più galleria a cielo aperto. Non stupisce che la Great Ocean Road sia considerata un tesoro nazionale: un tracciato che lascia parlare la calma dell’oceano e l’indole selvaggia della natura.
Atlantic Road, Norvegia
L’Atlantic Road norvegese è un piccolo prodigio: un nastro di 8 chilometri nel Møre og Romsdal che balza tra scogli e isolotti grazie a una serie di ponti. La star è lo Storseisundet, un arco elegante che, mentre curva, sembra sollevarti verso il cielo.
Non è solo una via di collegamento, ma un percorso con personalità. Con il cielo limpido, lo sguardo corre sul Mare di Norvegia; con le burrasche, le onde s’infrangono su rocce e piloni, trasformando tutto in teatro. È quell’impasto elementare ad attirare i viaggiatori — e, a volte, si scorgono balene o foche nelle acque interne.
Punti panoramici ben posizionati invitano a fermarsi per foto e aria di mare. I villaggi di pescatori lungo il tracciato offrono specialità locali con l’Atlantico sullo sfondo — un piacere semplice che calza a pennello.
Poche strade fondono così bene design e natura allo stato puro. L’Atlantic Road lascia addosso la rara sensazione di aver attraversato un paesaggio, non solo di essergli passati accanto.
Transfăgărășan, Romania
La Transfăgărășan della Romania fende i Carpazi con una sfilata di curve e dislivelli. Costruita negli anni Settanta per ordine dell’allora presidente Nicolae Ceaușescu come strada strategica militare, la tratta di circa 90 chilometri unisce Valacchia e Transilvania salendo oltre i 2.000 metri.
È un’opera di grande teatro montano: pendii ripidi, gole velate di nebbia e valli profonde. Vicino al punto più alto si trova il Lago Bâlea, specchio glaciale a 2.034 metri, dove acqua immobile e cime taglienti si dividono la scena.
Parte del fascino è la guida in sé: tunnel, ponti e tornanti stretti ne fanno una favorita di automobilisti e motociclisti. Lungo il percorso, soste storiche come la Fortezza di Poenari, legata a Vlad Țepeș, aggiungono contesto.
Aperta solo in estate per il rischio di valanghe, la Transfăgărășan ripaga la stagione con un mix esaltante di velocità, paesaggio e storie — una guida che resta impressa ben dopo che il motore si è raffreddato.
Milford Road, Nuova Zelanda
La Milford Road è la Nuova Zelanda al massimo volume: 120 chilometri attraverso il Fiordland National Park da Te Anau a Milford Sound. Foreste, laghi a specchio, fiumi impetuosi e vette avvolte nella foschia creano un’atmosfera difficile da replicare altrove.
Il percorso risale passi, attraversa gole e poi fora la roccia nel tunnel di Homer. Le cascate fanno parte dello spettacolo — le Bowen Falls, per esempio, diventano imponenti dopo la pioggia — e i belvedere spingono a fermarsi spesso mentre il paesaggio si stratifica.
Non mancano momenti di quiete: ai Mirror Lakes, l’acqua lucida riflette le montagne con una nitidezza che sembra messa in scena. La luce del mattino e quella post‑pioggia aggiungono una drammaticità che si sposa bene con questi luoghi.
L’avvicinamento a Milford Sound è più una lenta dissolvenza nel selvatico che una strada, con ogni curva che offre un motivo in più per accostare. È un viaggio che dilata il tempo.
Pacific Coast Highway, USA
Nota anche come Highway 1 della California, la Pacific Coast Highway corre per oltre 1.000 chilometri da Orange County fino a Leggett. Allinea icone costiere mantenendo il Pacifico a vista: scogliere, spiagge e cittadine a misura di passeggiata.
Big Sur è il tratto più celebre: una passerella in quota dove la strada serpeggia sopra i dirupi e l’oceano riempie ogni inquadratura. Il Bixby Creek Bridge — tra i più fotografati al mondo — fissa uno dei suoi panorami simbolo.
Più avanti, le spiagge e le missioni di Santa Barbara, l’acquario di Monterey e le cale e i pini attorno a Carmel invitano a deviazioni facili. Parchi, riserve e cantine punteggiano il tragitto; all’orizzonte, a volte, si scorgono leoni marini o balene in migrazione.
Al tramonto il viaggio si fa cinematografico, la luce scalda tutto ciò che tocca. Belvedere e caffè sulla strada rendono semplice fermarsi — perché la vera fatica, qui, è convincersi a ripartire.
Ring Road, Islanda
La Route 1 — la Ring Road — abbraccia l’Islanda per 1.332 chilometri, ricamando insieme ghiacciai, vulcani, cascate e campi di lava. Con partenza e arrivo a Reykjavík, è un anello attraverso un Paese che cambia volto ogni poche ore.
A sud la strada passa davanti a potenze come Seljalandsfoss e Skógafoss, incorniciate da ripide scarpate verdi. Poco oltre ci sono le spiagge nere di Vík e l’immenso Vatnajökull — nomi che pesano già prima ancora di vederli.
Voltando a nord, lo scenario cambia di nuovo: le pianure vulcaniche attorno al Lago Mývatn, fumarole e sorgenti calde, e Dettifoss — tra le cascate più impetuose d’Europa. A est subentrano fiordi dove le montagne si specchiano nell’acqua, con piccoli insediamenti incastrati tra mare e pendii.
Pascoli con cavalli islandesi, fattorie abbandonate, banchi di nuvole che restano bassi all’orizzonte: la Ring Road distribuisce scene in continuo mutamento. In inverno, c’è perfino la chance di vedere l’aurora boreale. È un viaggio che sembra aperto, anche se è un cerchio.
Icefields Parkway, Parco Nazionale di Banff, Canada
L’Icefields Parkway canadese scorre per 232 chilometri da Banff a Jasper nel cuore delle Montagne Rocciose: una processione di picchi seghettati, laghi turchesi, foreste fitte e ghiaccio a vista. È un’immersione nel selvatico che resta accessibile anche dal sedile dell’auto.
Lake Louise è un punto culminante, con le sue acque limpide che riflettono le montagne intorno. Poco distante, il Peyto Lake — famoso per il blu acceso e il profilo inconfondibile — merita una sosta. Lungo la via si susseguono belvedere che incorniciano valli e ghiacciai, come il vasto Columbia Icefield.
All’Athabasca Glacier, un centro visitatori e una passerella panoramica sopraelevata ti mettono faccia a faccia con la scala del paesaggio: prospettive che ricalibrano la percezione di grandezza e tempo.
La fauna condivide spesso i margini della strada — orsi, alci, capre di montagna e cervi compaiono lungo gli argini. Per molti, la Parkway bilancia grandiosità e calma, invitando a brevi camminate e lunghe soste contemplative.
È la strada di chi insegue scenari imponenti e un po’ di quiete. La combinazione di roccia, ghiaccio e quel blu glaciale resta difficile da scordare.
Passo dello Stelvio, Italia
Alto 2.757 metri, il Passo dello Stelvio è tra i valichi più elevati d’Europa. I 24 chilometri che attraversano il Parco Nazionale dello Stelvio tra Lombardia e Alto Adige sono celebri per oltre 48 tornanti: un rito di passaggio per chi guida e una calamita per i fotografi.
La strada si avvolge sui pendii, scoprendo cime innevate e vallate verdi. Primavera e autunno aggiungono colore ai fianchi alpini, mentre ogni tornante offre un angolo nuovo sulle creste circostanti.
Le piazzole panoramiche vicino alla cima invitano a una sosta: aria sottile e cristallina, sguardi che corrono verso catene italiane e svizzere. Ciclisti e motociclisti inseguono la stessa essenza — fatica con ricompensa spettacolare.
Difficile pensare a una sequenza di curve più fotogenica. Lo Stelvio è più di un valico: è un’avventura compatta cucita nelle Alpi.
Chuysky Trakt, Altai
Il Chuysky Trakt, nell’Altai, è una delle strade più antiche e scenografiche della Russia: oltre 600 chilometri da Novosibirsk al confine con la Mongolia. Conosciuto sin dai tempi della Via della Seta, scorre tra steppe, passi montani, foreste siberiane e fiumi veloci — un insieme che gli è valso apprezzamenti ricorrenti tra i grandi itinerari del mondo.
La strada costeggia corsi d’acqua potenti come il Katun e la Chuya, con le sue curve più audaci che seguono le loro sponde. I passi Seminsky e Chike‑Taman regalano viste ampie e stratificate su cime e vallate dell’Altai — panorami che fanno calare il silenzio nell’abitacolo.
La storia viaggia di fianco: tumuli antichi, petroglifi e idoli di pietra punteggiano la regione, a ricordare i popoli nomadi che qui si muovevano secoli fa. I villaggi lungo la via aprono una finestra su tradizioni e cucina locali.
Un altro punto forte è la valle del fiume Chulyshman, un susseguirsi remoto di canyon, laghi e cascate che sembra lontanissimo da tutto. Curva dopo curva, il Trakt offre nuovi scorci su fiumi, falesie, conifere e steppe — un cambio costante di palette e forme.
Guidare sul Chuysky Trakt è un modo per incontrare da vicino la natura siberiana, sfiorare una storia profonda e prendersi spazio per respirare — un intreccio coinvolgente di paesaggio e cultura.
Karakoram Highway, Pakistan–Cina
Spesso chiamata strada dell’amicizia, la Karakoram Highway collega Pakistan e Cina attraversando alcuni dei terreni più alti della Terra. Si snoda per circa 1.300 chilometri tra Himalaya e Karakoram, superando i 4.700 metri al Khunjerab Pass. Costruita negli anni Sessanta e Settanta, è un’impresa d’ingegneria scolpita in un territorio durissimo.
Il paesaggio vive di contrasti: vette innevate, fiumi impetuosi, laghi d’alta quota e ghiacciai. Cime leggendarie come Nanga Parbat e K2 dominano lo skyline, quasi irreali. Il lago Attabad — formatosi dopo una frana nel 2010 — aggiunge una nota turchese contro la roccia brulla, una sosta naturale che i viaggiatori hanno subito fatto propria.
La strada attraversa anche la valle di Hunza, nota per frutteti, belvedere classici e antiche fortezze. Villaggi tradizionali punteggiano i fianchi delle montagne e la fortezza Balti offre uno sguardo d’insieme sulle terrazze della valle e sulle cime oltre.
La Karakoram Highway è meno una singola strada e più un punto d’incontro tra continenti, cucito da passi e altipiani un tempo calpestati dai mercanti. Ogni chilometro porta con sé un senso di scala e resistenza — un viaggio che lascia nelle ossa la quieta forza delle montagne.