05:35 12-12-2025

I ponti più spettacolari da vedere nel mondo

Scopri i ponti più sorprendenti del mondo: dal Golden Bridge al Viadotto di Millau, da Zhangjiajie al Ponte di Øresund. Ingegneria e panorami imperdibili.

© A. Krivonosov

I ponti sono molto più di strutture che collegano due rive. Racchiudono l’ingegno umano, la creatività e quella ostinata spinta a superare i confini naturali. Secoli di costruzione di ponti hanno prodotto opere che colpiscono non solo per la loro utilità, ma anche per bellezza, scala e audacia. Ecco uno sguardo ad alcuni dei ponti più sorprendenti del mondo: architetture compiute a pieno titolo. Dai viadotti che scavalcano gole vertiginose alle campate eleganti che uniscono città e perfino Paesi, mostrano fin dove può arrivare l’immaginazione.

Golden Bridge in Vietnam

Suicasmo, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Alto sulle Ba Na Hills del Vietnam, vicino a Da Nang, il Golden Bridge è diventato un caso fin dalla sua apertura nel giugno 2018: complice un’ambientazione da cinema e un disegno che si imprime nella memoria. Lungo 150 metri a 1.400 metri sul livello del mare, collega una stazione della funivia ai giardini del parco delle Ba Na Hills.

Il suo segno distintivo è una coppia di colossali mani di pietra che sembrano sorreggere la passerella sospesa sul vuoto. Le sculture richiamano le mani degli dei che reggono fili d’oro, dando l’illusione che il ponte fluttui a mezz’aria.

I corrimano dorati fanno onore al nome, mentre i pendii verde intenso e le vedute ampie sulle valli montane trasformano l’attraversamento in una meta a sé: un’opera d’ingegneria che invita a rallentare il passo.

Zhangjiajie Glass Bridge in Cina

HighestBridges, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Nello Zhangjiajie National Forest Park, in Hunan, il ponte di vetro inaugurato nel 2016 ha fatto presto il giro del mondo. Si slancia per 430 metri sopra una gola profonda e pende 300 metri dal suolo; il pavimento trasparente a più strati permette di guardare dritto nell’abisso sotto i piedi.

Le lastre, spesse 6 centimetri, sono state messe alla prova con test di resistenza, dai colpi di martello al passaggio di veicoli, per dimostrarne robustezza e sicurezza. Il risultato è non solo il ponte di vetro più lungo e più alto del mondo, ma anche una vetrina della sfrontatezza ingegneristica contemporanea.

Lo sguardo abbraccia pilastri di arenaria a picco, cascate e foreste fitte—paesaggi che hanno ispirato le “montagne fluttuanti” del film Avatar. Tra adrenalina e scenari da cartolina, qui accorrono amanti del brivido e fotografi.

Banpo Bridge in Corea del Sud

Photo and Share CC, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Completato nel 1982, il Banpo Bridge supera il fiume Han a Seul collegando i distretti di Seocho e Yongsan. La funzione infrastrutturale è evidente, ma la sua anima da installazione pubblica lo rende uno dei ponti più fantasiosi in circolazione, soprattutto grazie alla Moonlight Rainbow Fountain.

Installato nel 2009, il sistema dispone su entrambi i lati circa 380 getti capaci di pompare fino a 190 tonnellate d’acqua del fiume al minuto. Coreografati con la musica e illuminati da LED, gli archi ricadono nel fiume con angoli mutevoli, come quinte d’acqua luminose che di notte sfumano nei colori dell’arcobaleno.

La sera è il suo momento migliore: lo spettacolo di luci e suoni trasforma il ponte in un palcoscenico all’aperto, molto amato da residenti e visitatori. Un promemoria di come un’opera pubblica possa farsi teatro urbano.

Viadotto di Millau in Francia

Richard Leeming from London, UK, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Inaugurato nel 2004 nel sud della Francia, il Viadotto di Millau è il ponte stradale più alto del mondo; uno dei suoi piloni raggiunge i 343 metri—più della Torre Eiffel. Sorvola la valle del Tarn, portando l’A75 e rendendo più lineare il percorso tra Parigi e il sud.

Progettato dall’architetto britannico Norman Foster con l’ingegnere francese Michel Virlogeux, è essenziale ed elegante: sette piloni, snelli ma potenti, sostengono l’impalcato con stralli in acciaio, dando all’insieme una leggerezza che sembra sfiorare il paesaggio. Lungo 2.460 metri, è stato modellato per inserirsi con discrezione, non per dominare.

Ha accorciato i tempi di viaggio e, al tempo stesso, è diventato una meta. Il suo panorama zittisce le conversazioni, e la purezza delle linee lo ha reso sinonimo di grazia ingegneristica contemporanea.

Ponte Russky in Russia

© A. Krivonosov

Il ponte Russky collega la terraferma di Vladivostok con l’isola Russky, nell’Estremo Oriente russo, ed è stato inaugurato nel 2012 come dichiarazione di ambizione e capacità ingegneristica. All’epoca, la sua campata centrale di 1.104 metri era la più lunga al mondo tra i ponti strallati.

Due piloni da 324 metri sorreggono l’impalcato tramite stralli in acciaio; il ponte misura in totale 1.885 metri ed è largo 23 metri, con due corsie per senso di marcia. È stato progettato per affrontare il clima severo della regione, tra venti forti e tempeste invernali.

Costruito per il vertice APEC 2012, oggi è un asse fondamentale della mobilità cittadina, migliorando l’accesso ai poli accademici e di ricerca dell’isola, tra cui l’Università Federale dell’Estremo Oriente.

La sua silhouette—piloni svettanti e stralli che fendono l’aria sul Golfo di Pietro il Grande—regala a Vladivostok uno degli scorci più fotogenici.

Moses Bridge nei Paesi Bassi

Digital Eye, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Al Fort de Roovere, vicino a Halsteren, il Moses Bridge prende il suo nome alla lettera. Invece di scavalcare l’acqua, la attraversa: un passaggio parzialmente sommerso che consente ai pedoni di superare il fossato difensivo sotto la linea di galleggiamento, come se la superficie si fosse divisa.

L’acqua lambisce i bordi in legno, ma calcoli accurati delle profondità e il drenaggio mantengono il camminamento asciutto. Realizzato con materiali resistenti all’umidità, come il legno Accoya, è calibrato per il clima e per un contatto prolungato con l’acqua.

Scomparendo quasi nel paesaggio, preserva il carattere storico del forte e dell’area circostante. L’idea, semplice e sorprendente, attira visitatori da tutto il mondo e ha raccolto riconoscimenti.

Ponte Vecchio in Italia

Commonists, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Nel cuore di Firenze, il Ponte Vecchio—letteralmente “ponte vecchio”—attraversa l’Arno dal XIV secolo ed è tuttora uno dei simboli più riconoscibili della città.

La sua cifra più caratteristica è la fila di botteghe costruite direttamente sopra il ponte. Un tempo ospitavano macellai; nel XVI secolo, il duca Cosimo I de’ Medici li sostituì con orafi e gioiellieri per elevare il prestigio del ponte ed evitare odori sgradevoli. Ancora oggi le vetrine scintillanti regalano all’attraversamento un’atmosfera squisitamente fiorentina.

Il ponte ad archi in pietra conta tre campate, con quella centrale più ampia che apre una vista classica lungo l’Arno. Sopra le botteghe corre il Corridoio Vasariano, progettato nel 1565 da Giorgio Vasari per i Medici: un passaggio coperto che collega Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti per consentire alla famiglia di muoversi senza uscire all’aperto.

Scampato alle piene e alla devastazione della Seconda guerra mondiale che distrusse molti altri ponti fiorentini, il Ponte Vecchio resta un frammento di storia capace di incantare le folle.

Ponte di Øresund in Danimarca

Nick-D, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il ponte di Øresund unisce due Paesi—Danimarca e Svezia—attraversando lo stretto omonimo e collegando Copenaghen a Malmö. Aperto nel 2000, è in parte ponte e in parte tunnel sottomarino: un progetto europeo ambizioso in ogni senso.

La sezione strallata corre per circa 8 chilometri sopra l’acqua, con un layout a due livelli: un’autostrada a quattro corsie in alto e una ferrovia a doppio binario sotto. Le campate centrali pendono da piloni alti fino a 204 metri, lasciando transitare le grandi navi.

All’estremità occidentale, il tracciato scende in un tunnel di circa 4 chilometri. La galleria evita interferenze con il traffico aereo vicino all’aeroporto di Copenaghen e mantiene libere le rotte marittime, portando l’attraversamento totale a circa 16 chilometri.

Oltre all’ingegneria, il ponte ha avvicinato Danimarca e Svezia: ha ridotto i tempi di viaggio, dato slancio a economia e turismo e favorito l’integrazione dei due mercati del lavoro. Linee pulite e dimensioni ne fanno anche un punto di riferimento della regione.

The Rolling Bridge nel Regno Unito

Albin Olsson, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Nel Paddington Basin di Londra, il Rolling Bridge (completato nel 2004 su progetto di Thomas Heatherwick) ripensa cosa può essere un attraversamento pedonale. Il suo asso nella manica: la trasformazione.

Composto da otto segmenti, il ponte si estende per circa 12 metri sopra un canale quando è aperto. Quando devono passare le barche, un sistema idraulico ripiega delicatamente i segmenti verso l’alto fino a farli incontrare, formando un cerchio che libera il passaggio.

Il cambio di assetto richiede pochi minuti e attira sempre curiosi: c’è qualcosa di irresistibile nel vedere un ponte diventare un anello scultoreo e poi riaprirsi in passerella. È un esempio nitido di arte, architettura e ingegneria che lavorano all’unisono, premiato per originalità all’altezza.