05:48 08-12-2025
Divieti, abitudini e leggi locali: come comportarsi in viaggio
Guida a leggi locali, etichetta e divieti in oltre 20 paesi: abbigliamento, alcol, fumo, foto, esportazioni. Consigli per viaggiatori rispettosi e preparati.
Il mondo intreccia culture diverse, e questa varietà si riflette non solo nelle tradizioni, ma anche nelle leggi con cui si convive. Regole che per i residenti sono routine possono sembrare curiose o persino spiazzanti a chi arriva da fuori. Dal divieto di chewing gum a Singapore alle limitazioni sui tacchi alti nei siti archeologici greci, queste norme plasmano la quotidianità. Vale la pena osservarle: raccontano molto dei luoghi che le fanno rispettare.
Etichetta nel mondo
L’etichetta nasce dalla cultura locale, e prenderla alla leggera è il modo più rapido per trovarsi in situazioni imbarazzanti. Non riguarda solo la tavola: saluti, congedi, gesti, tutto porta un significato.
In India agli uomini è rigorosamente vietato toccare le donne in pubblico. In Indonesia un bacio in strada può comportare fino a 10 anni di carcere e una multa salata. Mangiare fuori dagli hotel in India aggiunge un’altra regola: non toccare il cibo con la mano sinistra, considerata impura e destinata all’igiene. Meglio evitare anche di passare oggetti, denaro incluso, con quella mano.
In Giappone è proibito piantare le bacchette in verticale nella ciotola di riso: il gesto è riservato ai defunti, la cui anima simbolicamente prende posto a tavola. Anche puntare con le bacchette è malvisto. Togliersi le scarpe prima di entrare in casa o in un tempio accomuna India e Giappone: in India, qualcuno le lascia persino all’ingresso dei negozi.
In Cina mangiare rumorosamente — sorseggiare gli spaghetti e schioccare le labbra — segnala che il cibo è delizioso. Nei ristoranti questo comportamento spesso crea un piccolo cuscinetto di spazio intorno agli ospiti cinesi. Da ospiti, non serve imitare il rito; capirlo, però, aiuta a rispettarlo.
In Corea del Sud inizia a mangiare il commensale più anziano; gli altri attendono finché quella persona non si serve. Versarsi da bere da soli è sconveniente: ci pensa il vicino di posto.
In Kazakistan una tazza di tè riempita a metà è un buon segno: il padrone di casa è felice di vederti. Una tazza colma suggerisce che è ora di finire e rimettersi in cammino.
Abbigliamento e aspetto
In alcuni luoghi piccoli scivoloni dei visitatori vengono tollerati, ma nei paesi musulmani e in molte aree dell’Asia il decoro conta. Un’accusa di comportamento indecente può costare caro, talvolta persino il carcere. Le restrizioni riguardano soprattutto l’abbigliamento femminile. Pur non essendo richiesto coprirsi il viso o indossare un hijab integrale, è obbligatorio coprire la testa con un foulard.
In Iran vige un codice di abbigliamento per tutte le donne, anche se il velo spesso copre il minimo indispensabile: sciarpe e scialli possono poggiare appena sulla testa, fermati da una spilla dietro. Braccia fino ai polsi e gambe fino alle caviglie devono restare coperte.
Arabia Saudita e la maggior parte degli Emirati Arabi Uniti mantengono le regole più rigide. Anche gli uomini sono invitati a non scoprire braccia, gambe e collo. Tatuaggi e piercing, soprattutto sulle donne, sono malvisti.
In gran parte del mondo arabo leggings e camicia lunga non bastano: servono soprabiti lunghi o gonne fino a terra. Meglio evitare stampe vistose, in particolare simboli o ritratti di celebrità. Detto ciò, anche dove le consuetudini sono severe, nei resort e negli hotel le restrizioni tendono ad allentarsi. Per i turisti c’è una regola che non cambia: niente topless.
In paesi come Turchia, Egitto, Tunisia e Marocco, molti musulmani non si coprono dal collo ai piedi e i copricapi possono servire semplicemente come protezione dal sole. Resta valido il buon senso: evitare quartieri malfamati e abiti troppo appariscenti riduce i problemi prima ancora che nascano.
A Bali e Lombok, a maggioranza indù, gli atteggiamenti sono molto più rilassati e l’abbigliamento dei turisti passa raramente al setaccio.
Consumo di alcol
Nella maggior parte dei paesi musulmani — ma anche negli Stati Uniti, in Canada e in parte dell’Unione Europea — bere in pubblico può comportare multe severe o persino il carcere. La birra conta come alcol, anche dove viene trattata con leggerezza. Oggi le misure più rigide si concentrano nei paesi a maggioranza musulmana, dove la sobrietà è un principio di fede. In Arabia Saudita, Afghanistan, Iran, Kuwait, Somalia e Libia il trasporto, la produzione, la detenzione e la distribuzione di alcol sono completamente vietati, senza eccezioni per i turisti. In alcuni di questi paesi l’alcol può essere consumato solo in casa.
Altrove i non musulmani possono bere a condizioni stringenti — spesso soltanto in casa e in compagnia di altri non musulmani. Anche negli Emirati Arabi Uniti, dove Dubai viene talvolta dipinta come una “seconda Las Vegas”, esiste un emirato completamente dry, Sharjah, dove l’alcol è disponibile solo in pochi club e ristoranti. Le regole sono più morbide altrove nel paese — Dubai rilascia licenze per la vendita di alcol — ma apparire in pubblico in stato di ebbrezza resta proibito.
Un’impostazione simile esiste in Mauritania, Yemen, Brunei, Sudan, Bahrein, Marocco e Maldive: l’alcol è consentito solo in locali autorizzati o a casa. Alcuni paesi permettono piccole importazioni; alle Maldive la dogana non le consente.
Divieti di fumo nei luoghi pubblici
Nell’UE, negli Stati Uniti, in Canada e oltre, vigono regole severe contro il fumo nei luoghi pubblici, con sanzioni pesanti. In Grecia le multe vanno da 5.000 a 10.000 euro a seconda delle recidive; in Italia possono arrivare a 275 euro; negli Emirati Arabi Uniti si rischiano fino a due anni di carcere. In alcuni paesi i divieti vengono applicati con meno rigore ai turisti rispetto, per esempio, alla Thailandia o all’Egitto, e in Israele la legge spesso non viene fatta rispettare in pratica.
A livello globale le norme si stringono. Irlanda, Grecia, Ungheria e Malta hanno già mosso passi per tutelare la salute pubblica e l’ambiente. Nel 2023 si è aggiunta la Costa Rica, vietando il fumo in tutti gli spazi pubblici, inclusi bar, ristoranti e fermate degli autobus. Alcune città, come Barcellona, hanno bandito il fumo in spiaggia per fermare l’abbandono di mozziconi. Nel comprensorio sciistico francese di Les Gets il divieto si estende all’intera area, per evitare rifiuti di tabacco nelle riserve naturali.
La Francia sta intensificando la campagna contro il fumo in pubblico, e le nuove leggi prevedono sanzioni anche per i turisti. Il Messico ha adottato una linea di testa: divieto totale di sigarette in tutti i luoghi pubblici, compresi hotel e spiagge. Il bando copre aree interne ed esterne — resort, parchi, spiagge — con particolare attenzione agli spazi frequentati dai bambini.
Regole per foto e video
I siti strategici — militari e industriali — sono i primi ad essere off-limits per foto e video. Spesso lo sono anche aeroporti (soprattutto le piste), grandi snodi di trasporto, strade, gallerie e ponti, per esempio negli Stati Uniti. Scattare in templi e moschee di solito è vietato, così come mettersi in posa davanti a oggetti sacri. In Thailandia e Malesia questo vale per tutte le immagini del Buddha. Molti paesi limitano anche le riprese di edifici governativi. In Tunisia rientra il palazzo presidenziale; in Corea del Nord il Palazzo del Sole di Kumsusan, dove si trova il corpo di Kim Il-sung.
Anche con il telefono conviene prudenza. In Qatar, Bahrein e Arabia Saudita è proibito fotografare persone per strada non solo con fotocamere professionali ma anche con gli smartphone. Se i residenti si lamentano e interviene la polizia, si dovranno cancellare le immagini e pagare una multa. In Arabia Saudita è vietato riprendere la residenza reale in uso; il personale degli hotel e le guide mettono in guardia i turisti.
Negli Emirati Arabi Uniti fotografare i residenti è sconsigliato, e riprendere installazioni militari, raffinerie e i palazzi degli sceicchi costituisce reato.
Anche in Turchia vale pensarci due volte prima di fotografare i locali. Mai scattare foto a donne senza permesso, specialmente in spiaggia. La verità è che immortalare sconosciuti in spiaggia è malvisto quasi ovunque.
Regole locali nei diversi paesi
Accanto ai divieti perentori, esistono abitudini locali che non fanno scattare multe ma possono rovinare il primo impatto.
Nei paesi buddisti evita di voltare le spalle a una statua del Buddha. È percepito come un insulto al sacro e un segno di mancanza di rispetto per l’insegnamento. Foto e video all’interno dei templi non sono incoraggiati. In tutti i luoghi religiosi conviene mantenere silenzio e vestire in modo sobrio.
In Indonesia — soprattutto a Bali — è meglio rinunciare alle buste di plastica. I supermercati non le vendono; una shopper riutilizzabile sposa lo spirito locale del “No plastic in Bali”. La preoccupazione è concreta: dopo le tempeste, la plastica arriva a riva.
In Thailandia tratta le banconote con rispetto: portano il ritratto del re Bhumibol Adulyadej, che ha regnato dal 1946 al 2016. Non stropicciarle, non strapparle, non calpestarle.
Per quanto alcune regole possano sembrare bizzarre, osservarle evita di offendere i residenti — e ai viaggiatori risparmia grattacapi.
Esportazione di beni culturali
Ogni paese custodisce con orgoglio il proprio patrimonio — opere d’arte, reperti storici e altri tesori che preservano identità e memoria. Con confini sempre più porosi, l’esportazione illegale è una minaccia reale. Le regole variano e riguardano manufatti culturali, antichità, piante e animali, tassidermia e pelli. Il paradosso è che molti oggetti vietati vengono venduti apertamente nei negozi di souvenir. Infrangerle può portare a sequestri e a multe salate; in alcuni luoghi è possibile anche il carcere.
Per i viaggiatori russi sono vietate alcune esportazioni da mete popolari. Da Cuba non si possono portare via più di 23 sigari senza ricevuta, né coccodrilli e tartarughe vivi o conservati, o prodotti derivati. Alle Seychelles sono vietati coralli, coco de mer e oggetti in carapace di tartaruga. Il Brasile proibisce l’esportazione di qualunque animale, delle loro pelli e di prodotti in pelle, conchiglie e piume.
Dalla Kenya è vietato esportare pelli di animali e tassidermia senza licenza speciale, così come oggetti in avorio, diamanti e scellini kenioti (la valuta nazionale). Dal Giappone non sono consentite katana in acciaio da combattimento (le spade souvenir sì). Dall’Egitto non si possono esportare coralli, conchiglie marine, coccodrilli imbalsamati, avorio o gioielli d’oro e d’argento per un valore superiore a 3.000 dollari.
Dalla Thailandia gemme e oggetti d’oro richiedono ricevuta e certificato; le statue grandi del Buddha sono soggette a restrizioni (i piccoli pendenti con immagini del Buddha sono consentiti). In Turchia non si possono esportare gioielli dal valore superiore a 15.000 dollari senza ricevuta e certificato. Dalle Maldive sono vietati coralli e mandibole di squalo, e dall’India non si possono portare fuori rupie indiane e antichità con più di 100 anni.
I divieti più insoliti
Gli Stati Uniti guidano la classifica delle proibizioni più curiose, spesso nate da casi giudiziari. Si cita di frequente l’episodio di un coccodrillo portato al cinema: finirà male e da lì nascerà una legge che vieta i rettili nelle sale.
In Germania fermarsi in autostrada è illegale — anche se si resta senza carburante. È vietato pure camminare lungo la carreggiata. Le multe possono arrivare a circa 100 dollari. A Venezia non si possono dare da mangiare ai piccioni, stare a torso nudo in pubblico, entrare nelle fontane o mangiare panini sulle strisce pedonali. A Roma è proibito tuffarsi nelle fontane. Dar da mangiare ai piccioni a Venezia può costare fino a 600 dollari, anche se il pagamento rapido può ridurre la sanzione a 50–60.
In Spagna è vietato guidare con le infradito. In Thailandia non è consentito viaggiare in auto o in moto a torso nudo; la multa è di alcune centinaia di baht (circa 10 dollari). In Francia i baci d’addio sui binari sono vietati dal 1910 per non far ritardare i treni. La regola oggi non viene applicata, ma non è mai stata formalmente abrogata. In Irlanda una legge antica vieta agli uomini di rifiutare la proposta di matrimonio di una donna; chi declina deve pagare una multa — ma solo il 29 febbraio.
Singapore vieta chewing gum, alimentare gli uccelli, sputare e non tirare lo sciacquone nei bagni pubblici; le multe si aggirano intorno ai 100 dollari. Nel Regno Unito una legge proibisce di toccare i mammiferi che nuotano entro tre miglia dalla costa: sono considerati proprietà reale.
In Belgio è vietato lanciare palle di neve, equiparate al lancio di pietre; la multa è di 100 euro. In Malesia è proibito indossare abiti gialli, colore associato all’opposizione politica che lo ha scelto per il proprio movimento. In Danimarca esiste un elenco approvato di nomi per neonati — circa 18.000 femminili e 15.000 maschili — e i genitori devono scegliere tra quelli.