05:33 02-12-2025

Cayo Largo dopo Michelle e Rafael: uragani, danni e ripartenza

Come Cayo Largo, Cuba, ha affrontato gli uragani Michelle (2001) e Rafael (2024): danni, ricostruzione, impatto su natura, hotel e turismo, verso la riapertura.

By Uticencis - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

Cayo Largo è una di quelle isole che potresti immaginare come sfondo dello schermo: acqua turchese, sabbia bianca e nessuna traccia di frenesia. Questo resort cubano non si è mai trasformato in un gigante del turismo come Punta Cana — ed è proprio questo a renderlo speciale. Eppure, dietro la cartolina, c’è una storia più dura: l’isola ha incassato più di una volta l’urto di uragani potenti.

Che cosa accade a un luogo così quando vento e onde arrivano con brutalità? Come si rimettono insieme i pezzi? E il prossimo esame lo coglierà preparato?

Quando la tempesta scoperchia i tetti — l’uragano Michelle

Nel 2001 un uragano dal nome ingannevolmente gentile — Michelle — colpì duramente Cayo Largo. Una mareggiata alta circa tre metri travolse l’isola. La tempesta fu così intensa che, secondo l’ONU, decine di migliaia di abitazioni in tutta Cuba furono distrutte e molte zone rimasero senza elettricità.

Cayo Largo, sottile striscia di terra, finì completamente allagata. L’acqua inghiottì tutto: spiagge, hotel, strade. Per un bel po’, l’isola smise di somigliare al paradiso.

Rafael: un nuovo uragano, un’altra prova

Più di due decenni dopo, nel novembre 2024, l’isola si è ritrovata di nuovo sulla traiettoria del rischio. Questa volta è stato l’uragano Rafael: non devastante come Michelle, ma comunque serio. Sull’isola i venti hanno sfiorato i 135 chilometri orari. I danni non sono mancati e Cayo Largo è tornata subito in modalità ripartenza.

Sono in corso lavori di riparazione e pulizia, insieme ai preparativi per accogliere i viaggiatori. Le autorità cubane affermano che Cayo Largo riaprirà presto.

Cosa resta dopo la tempesta

Quando si parla di uragani, si pensa spesso agli edifici sventrati. Ma su isole come Cayo Largo le conseguenze sono più ampie.

Per prima, è la natura a subire: le spiagge si erodono, le mangrovie vengono sradicate, le barriere coralline si danneggiano. Poi scricchiola l’infrastruttura — strade, linee elettriche, hotel — e l’intero resort si ferma. Infine si blocca il turismo: i visitatori rinunciano, gli alberghi restano vuoti e le entrate si assottigliano.

Dopo Michelle, tutto questo era già accaduto. Dopo Rafael, sta succedendo di nuovo adesso. L’isola ricostruisce, ma nessuno può dire quanto sarà lungo il ritorno alla normalità; la sensazione è che ogni stagione porti un conto diverso.

Perché conta anche per chi non ci andrà

Cayo Largo non è solo una meta di vacanza. Mostra come la natura possa riscrivere le regole di un’intera area.

Qui non c’è una popolazione residente permanente — solo personale e visitatori. Quando un uragano colpisce, il margine di assorbimento è minimo: poche persone, risorse limitate. Molte cose vanno ricominciate da zero. È questo a rendere Cayo Largo particolarmente vulnerabile.

Vediamo sempre più spesso resort tropicali ritrovarsi lungo le rotte degli uragani. È possibile che colpi del genere diventino routine. In tal caso, le isole dovranno adattarsi: costruire in modo più robusto ed essere pronte a evacuare in un attimo.

Conclusione

Cayo Largo è di una bellezza indiscutibile, ma sotto la calma apparente scorrono prove severe. Gli uragani l’hanno colpita duramente nel 2001 e di nuovo nel 2024. Ogni volta l’isola è riuscita a rialzarsi — a caro prezzo.

La vicenda di Cayo Largo ricorda l’imprevedibilità della natura. Anche senza mettere piede su quella spiaggia, resta un messaggio che non si dimentica: il paradiso non è solo bellezza, è anche resistenza.